16° Congresso Nazionale ANPI – CON I VALORI DELLA RESISTENZA E DELLA COSTITUZIONE, VERSO UN FUTURO DEMOCRATICO E ANTIFASCISTA

Anpinews Head             Anpi

CON I VALORI DELLA RESISTENZA E DELLA COSTITUZIONE,
VERSO UN FUTURO DEMOCRATICO E ANTIFASCISTA

n. 201 – 10/17 maggio 2016
Periodico iscritto al R.O.C. n.6552

16° Congresso

ARGOMENTI

NOTAZIONI DEL PRESIDENTE NAZIONALE ANPI 

CARLO SMURAGLIA:

Una bella manifestazione con tanti giovani, alla Camera dei deputati

Si è svolta, come preannunciato, il 6 maggio, l’iniziativa che ha concluso la prima parte dell’attività svolta congiuntamente da ANPI e MIUR, secondo il Protocollo d’intesa. Il titolo era significativo: “Lezioni di Resistenza, dalla Liberazione alla democrazia: il valore della cittadinanza attiva”.
La Sala della Regina era stracolma, per la presenza di ragazze e ragazzi venuti da tutte le parti d’Italia (dalle dieci città in cui si era tenuto il complesso di “lezioni” di cui al titolo), oltre ad alcune scolaresche romane ed un certo numero di invitati (ma la prevalenza assoluta era di giovani).
Ci sono stati discorsi della Presidente della Camera, Laura Boldrini, del Presidente nazionale dell’ANPI e della Ministra Giannini; sono anche intervenuti tre giovani studenti e studentesse, di varie scuole, da Milano a Palermo, con
discorsi e relazioni di particolare interesse.
La manifestazione si è svolta in un’atmosfera di grande attenzione e di grande calore. All’uscita della sala è stata distribuita, ad ognuno dei partecipanti una copia della Costituzione italiana, edita dall’ANPI, che contiene una breve
introduzione del Presidente Smuraglia (“Dai valori della Costituzione alla cittadinanza attiva”).
Alla fine, un incontro tra i relatori e il “pubblico”, molto informale e festoso. Una bella manifestazione, in una cornice di particolare significato. I ragazzi e le ragazze erano visibilmente contenti.
Un incitamento a proseguire per una strada importante e produttrice di frutti sicuri, non solo a livello nazionale, ma anche in tutte le zone d’Italia.
Si ritiene utile pubblicare, qui di seguito, il discorso del Presidente Smuraglia, perché esprime non solo un resoconto del lavoro fatto, ma il senso dell’iniziativa, il significato della “cittadinanza attiva” e il valore immenso della partecipazione.

 Ecco il testo:

Concludiamo oggi la prima parte di un percorso che da due anni stiamo seguendo, in base ad un’intesa tra l’ANPI e il MIUR, intesa che ha dato frutti altamente positivi e che spero ne darà, in futuro, ancora di più.
E’ stato bandito un concorso nazionale, nel 2014, col titolo “Dalla Resistenza alla cittadinanza attiva”; vi hanno partecipato molte scuole e la premiazione dei vincitori ha avuto luogo al Quirinale, con l’intervento del Presidente della Repubblica, il 24 aprile 2015. Altro concorso abbiamo bandito alla fine dello scorso anno, con un titolo che in parte riprende quello dell’anno precedente, ma aggiunge “La Resistenza ha vinto: si vota”. In questo caso, la partecipazione è stata ancora più alta e la premiazione è avvenuta, sempre al Quirinale, il 21 aprile scorso.
Nel frattempo, si è svolta l’iniziativa che abbiamo definito “Le dieci città “, a Roma, Torino, Milano, Trieste, Genova, Bologna, Firenze, Napoli, Bari, Palermo; in altrettante scuole, si sono tenute le “dieci lezioni di Resistenza”, dalla Liberazione alla democrazia, di cui al titolo, con vivo successo di partecipazione degli studenti e degli insegnanti, che in molti casi hanno fortemente contribuito a togliere a questi incontri l’aspetto di una “lezione”.
Adesso, tiriamo le somme, positive, anche perché a questo progetto, per così dire, nazionale, si sono accompagnate tantissime iniziative in molte scuole, localmente e con analogo risultato.
Dunque, stiamo perseguendo, con successo, l’obiettivo che era scritto anche nel “Protocollo d’intesa”, quello di contribuire a fare della scuola un luogo in cui non solo si apprendono nozioni, ma si impara anche a diventare cittadini.
In realtà, questo è il vero problema della società contemporanea: come si preparano i giovani e le giovani che domani guideranno il Paese? Su quali basi storiche e di conoscenza, su quali riflessioni sulle pagine più straordinarie della
nostra storia e dei valori che da esse sono emerse; su quale incoraggiamento a divenire non solo veri cittadini, ma cittadini “attivi”? In definitiva, qual’è il valore della cittadinanza attiva, nel contesto della nostra storia, dei valori costituzionali
e dell’attualità?
La risposta deve necessariamente partire da lontano e, in particolare, dalla Resistenza, come fenomeno storico che è all’origine del cambiamento di rotta che l’Italia ha finalmente avuto, dopo vent’anni di oscurantismo.
La Resistenza è un fenomeno complesso e articolato, che in questi anni abbiamo cercato di liberare da ogni scoria, da ogni eccesso, ma anche da ogni pregiudizio. La Resistenza, per noi, non è stata una marcia trionfale, gloriosa e vittoriosa, che poi ha condotto alla Liberazione, ma è stata molto di più, nella sua complessità e in quella che io amo definire “normalità” fatta, cioè, di luci ed ombre, di momenti difficili, di vittorie e di perdite. Un fenomeno complesso,
fatto non solo di eroi, ma di persone normali, che avevano – però – un ideale e intendevano realizzarlo, pur conoscendo i sacrifici che necessariamente avrebbero dovuto affrontare. La Resistenza non si riduce affatto ai famosi venti mesi di cui parlano alcuni storici, ma nasce assai prima, nell’antifascismo, nelle carceri, nei luoghi di confino, perché se è vero che una parte notevole del popolo italiano aderì al fascismo, è anche vero che una parte minoritaria, ma agguerrita, si oppose, pagando con la vita, con la detenzione, col confino, con le persecuzioni. E poi ci sono stati gli scioperi del 1943 e del 1944, che aprirono la strada ad una forma di resistenza attiva, estremamente pericolosa e spesso duramente repressa. Ci sono stati i soldati di Cefalonia che non si arresero ai tedeschi e furono sterminati; e la rivolta di Napoli, di Piombino e di tanti altri luoghi, subito dopo l’armistizio e dopo l’8 settembre del 1943; e ancora, i giovani, i cosiddetti “sbandati” che non risposero alla chiamata della Repubblica di Salò, magari per puro amore di libertà e senza particolari idee politiche, andarono sulle montagne e gradualmente crearono le brigate partigiane. E poi, le meravigliose staffette, che diedero un contributo rilevantissimo alla Resistenza.
C’è stata la Resistenza armata e quella non armata, quella degli uomini e delle donne, dei contadini, dei sacerdoti, che non accettarono la passività e decisero di opporsi in ogni forma, a tedeschi e fascisti.
Di questo straordinario crogiolo di pensieri, di azioni, di idee, di esperienze diverse, è fatta la Resistenza; ma soprattutto è fatta di scelte e di coraggio, nell’inseguimento di un sogno, liberare l’Italia dai tedeschi e dai fascisti ed avviarla verso un sistema democratico. Questo fenomeno così complesso, produsse idee e soprattutto valori – pur nelle mille diversità – che furono determinanti, dopo la Liberazione, per avviare il cammino della democrazia.
Proprio quest’anno si celebrano tre anniversari, per altrettanti avvenimenti dell’anno 1946: la scelta della Repubblica, il voto alle donne, la creazione dell’Assemblea costituente. Non si possono celebrare questi anniversari, senza sciogliere un nodo di fondo: come sia stato possibile in un solo anno, dopo la Liberazione, realizzare tre eventi di così grande rilievo, per il futuro del Paese. La risposta è chiara e netta, se ci si rende conto che tutto trae origine dai valori della Resistenza. Quelli che un grande storico, Claudio Pavone, ha unito in una sola espressione: “ La moralità nella Resistenza “, che significa, soprattutto, perseguire una finalità comune, pur partendo da presupposti ideologici,
culture, formazione e ceti sociali diversi. In realtà, appena si crearono zone libere nel Paese, sia pure in modo temporaneo, i partigiani crearono organismi ed istituzioni che costituivano la prima espressione di democrazia e le chiamarono, non a caso “repubbliche partigiane”; ecco l’origine e la ragione, oltre al discredito che si era guadagnata la monarchia sabauda, della scelta che fu fatta da milioni di cittadini nel 1946, in favore della Repubblica. Altrettanto evidente è la spiegazione del voto alle donne, negato non solo dal fascismo, ma anche dai governi liberali della prima parte del ‘900; fu il culmine di un percorso che non si sarebbe potuto compiere, se non ci fossero state tante donne partigiane, tante donne
partecipanti senza armi, se non quelle del coraggio e della solidarietà, alla Resistenza non armata e se da esse non fossero nati io “Gruppi di difesa della donna” che costituirono una fondamentale aggregazione, anche sul piano più strettamente politico. Ed infine, la Costituente fu il coronamento di un sogno, di un ideale che percorse tutta la Resistenza: creare una vera democrazia e darle una Carta costituzionale destinata a durare nel tempo.

Una Costituzione tutta percorsa dal riconoscimento del valore della persona umana, della dignità, del lavoro, della solidarietà, della partecipazione.
Insomma, oggi possiamo e dobbiamo ricordare i primi frutti dei sogni, delle attese, delle speranze di chi combatté e si sacrificò per la libertà, insomma di quelli e quelle che, dopo essere stati “sudditi”, vollero diventare cittadini e creare le premesse per la realizzazione di una cittadinanza attiva, non solo come diritto ma anche e soprattutto come dovere. E dobbiamo trarne anche un grande insegnamento.
Dalla storia straordinaria di quegli anni emerge un insieme di scelte, di decisioni, di iniziative che tendevano a trasformare un Paese semidistrutto e diseguale in una Nazione ed i combattenti e le combattenti (armati e non armati) per la libertà, nei primi cittadini della rinata democrazia.
Perché la cittadinanza – e qui mi rivolgo soprattutto ai ragazzi e alle ragazze – non è solo un’espressione giuridica, un diritto che si acquisisce a determinate condizioni. La nostra Costituzione fa riferimento solo alcune volte ai “cittadini”, ma in molte altre usa espressioni più generali, lasciando intendere che c’è una cittadinanza non giuridica, ma non meno rilevante di essa, che rende titolari di diritti e di doveri; una cittadinanza che nasce dall’essere parte di una comunità, che vive sullo stesso suolo e ne condivide i problemi, i sentimenti, le idee.
Una cittadinanza che, sull’esempio della Resistenza, costituisce un esempio per tutti e particolarmente per voi giovani. Cittadinanza attiva è l’esatto contrario dell’indifferenza, della rinuncia ad esercitare i propri diritti. Il cittadino vero conosce i valori costituzionali, nati dalla Resistenza, rispetta le leggi, anche quelle non scritte che però appartengono al senso comune ed obbedisce al dovere inderogabile, come dice l’art. 2 della Costituzione, di solidarietà politica, economica e sociale. La nostra aspirazione più grande è che voi, con l’aiuto della scuola, possiate divenire dei cittadini, nel più ampio senso della parola e – meglio ancora – dei cittadini “ attivi “. Lo siete già quando partecipate, non solo ascoltando, ma riflettendo ed elaborando alle nostre cosiddette lezioni o quando lavorate insieme per costruire progetti o realizzare opere per i nostri concorsi. Ma la vita vi offrirà occasioni più difficili e importanti; ed allora dovrete fare le vostre scelte, assumere le vostre decisioni, prendere – come si dice – in mano il vostro destino.
E’ a questo punto che emerge una parola di valore inestimabile: partecipazione, che significa sentirsi parte di una collettività, e con essa cercare di realizzare – prima ancora che l’interesse proprio – il bene comune, superando individualismi
ed egoismi.
Già 431 anni prima di Cristo, Pericle – rivolgendosi agli Ateniesi – diceva “un uomo che non si interessa allo Stato, noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile”.
I partigiani, contrapponendosi all’esercito più forte del mondo, rifiutarono la passività e l’indifferenza e vollero essere “utili”, cioè partecipare al riscatto del Paese.
Lo stesso ci aspettiamo da voi: in un mondo piene di guerre e di violenza, bisogna prendere posizione a favore della pace. In un Paese in cui si diffonde la corruzione, bisogna prendere posizione, anche nella vita quotidiana, per la correttezza e il rispetto delle leggi.
Questo è il significato della cittadinanza “ attiva “, questo è il senso della partecipazione. Siamo in una fase di assenteismo anche dal voto e di distacco anche dalla politica e rispetto alle istituzioni. Non è questo il Paese a cui pensavano i
partigiani e gli stessi Costituenti; ma dobbiamo realizzare quel sogno. E dunque, bisogna farsi parte attiva, avere il coraggio delle scelte, raccogliere l’insegnamento e l’azione dei tanti che si sacrificarono per la nostra libertà e per l’avvento della democrazia.
E’ questa la ragione di fondo del percorso che stiamo compiendo e che intendiamo sviluppare al massimo, nel futuro: reagire, appunto, all’indifferenza e al distacco, rifacendoci ai valori della Resistenza ed a quelli consacrati nella Costituzione, esercitando la sovranità popolare di cui parla l’art.1 della Costituzione, come un diritto-dovere.
E’ un diritto per noi tutti, ma è un dovere anche nei confronti delle future generazioni. Per questo, continueremo a perseguire l’ideale della cittadinanza attiva, sapendo che non si tratta di un sogno o di un’utopia; la Resistenza ci ha dimostrato che si può e si può vincere, se si vuole, se si ha il coraggio delle scelte, se si ha – diremmo oggi – il coraggio e la forza della partecipazione, esercitando la cittadinanza attiva. Solo così faremo più grande e più bella l’Italia, solo così realizzeremo i sogni di chi ha perso la vita, cercando la libertà e la democrazia per tutti.

► Un caloroso saluto del Presidente “uscente”

Dal 12 al 15 maggio si svolgerà il Congresso nazionale dell’ANPI. In tale occasione, decadranno tutte le cariche e dunque anche quella del Presidente nazionale, che l’ha tenuta per cinque anni, spero con dignità.
Naturalmente, non sono in grado di prevedere se la “Newsletter” avrà un seguito o meno. In ogni caso, per me questo è l’ultimo numero; ed è l’occasione per inviare un caloroso saluto ai lettori ed un grande ringraziamento a tutti coloro che mi hanno “sopportato”, nel bene e nel male, concordando o dissentendo, per ben 201 settimane. Questo appuntamento settimanale, peraltro piuttosto faticoso, mi mancherà.

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