IL FUTURO DEL VOTO ALL’ESTERO: INTERVISTA A BENEDETTA DENTAMARO (COMITES BRUXELLES) – DI ALESSANDRO BUTTICÉ

BRUXELLES\aise\ – Le elezioni europee di maggio, nonostante gli sforzi profusi dalla rete diplomatico-consolare e dai volontari impiegati presso i seggi elettorali, ha registrato da parte dei COMITES (i Comitati degli Italiani Residenti all’Estero) alcune criticità, soprattutto a Bruxelles, ma anche in Francia, Svezia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi.
Benedetta Dentamaro 42 anni, avvocato barese, a Bruxelles dal 2005, dove presta servizio presso l’UE (prima al Parlamento europeo e dal 2010 alla Commissione europea, dove si occupa di cooperazione internazionale e relazioni con l’ONU), dal 2015 è Segretario Generale del Comites di Bruxelles del Brabante e delle Fiandre.
Titolare di un dottorato di ricerca in diritto internazionale e dell’ UE, e di un diploma di specializzazione in diritto ed economia delle Comunità Europee è autrice di numerose pubblicazioni scientifiche sulle politiche europee (ambiente, terrorismo internazionale, diritti umani) e di editoriali su diverse testate online.
La abbiamo intervistata a proposito di alcune accese critiche all’organizzazione delle recenti elezioni europee, per quanto riguarda il voto degli italiani all’estero.
D. Abbiamo letto sui social network alcune critiche sull’organizzazione delle recenti elezioni europee per i cittadini italiani all’estero e in particolare a Bruxelles. Le condivide?
R. La gestione delle elezioni europee all’estero non è stata all’altezza di un paese fondatore dell’UE.
Non mi riferisco alle lunghe file che si sono create, in particolare, davanti a un seggio a Bruxelles. Le file sono normali quando concentri larghe fette di elettorato in tre sezioni nello stesso seggio. Anzi, onore al merito di chi ha resistito 3 ore per esercitare il proprio diritto. Ma vorrei sapere quanti si sono lasciati scoraggiare…
Mi riferisco alla totale assenza di informazioni sulla tornata elettorale, sul quando dove e come.
Molte persone erano convinte che si votasse la domenica come in Italia, oppure per posta qualche settimana prima come per le politiche, e non esclusivamente ai seggi il 24-25 maggio. Perciò si erano organizzati per passare il weekend fuori, pensando di poter votare prima di partire o al rientro.
Non è stata pubblicizzata in alcun modo la data delle votazioni: non una lettera, non un manifesto. L’unica informazione è stata inserita nella convocazione elettorale, recapitata dal ministero dell’interno in molti casi solo qualche giorno prima delle votazioni, e non pervenuta affatto a tanti elettori.
La legge italiana prevede una tempistica precisa per l’invio (due settimane di anticipo), che è stata completamente violata.
Ora, è vero che l’ignoranza della legge non è una giustificazione. Ma credo che non si possa chiedere al cittadino di fare una ricerca su internet per trovare informazioni sulle elezioni.
D. Tornando alla distribuzione dei seggi. A suo parere, cosa è andato storto?
R. Il ministero ha ridotto sensibilmente il numero dei seggi elettorali all’estero rispetto alle europee 2014: in alcuni paesi, come il Lussemburgo, fino alla metà. Di conseguenza, negli stati più grandi i cittadini dovevano fare fino a 200km per raggiungere il seggio più vicino.
Il risparmio stimato è stato di due milioni di euro. È questo il costo della democrazia? È questo il valore che il governo italiano attribuisce ai nostri diritti di elettori all’estero?
Se si associa questa misura al taglio proposto di un terzo dei parlamentari eletti all’estero (illogico, a fronte dell’aumento dell’elettorato estero del 20% negli ultimi 5 anni), temiamo che la rappresentanza dei connazionali residenti oltre confine sia in pericolo.
Non solo. Non è raro che i cittadini residenti all’estero, specie se da lungo tempo, abbiano anche la nazionalità del paese in cui vivono o siano iscritti nelle rispettive liste elettorali per le amministrative e le europee.
La normativa europea garantisce a chi si trova In questa situazione il diritto di scegliere se votare alle europee per le liste del paese di origine o di quello di residenza. Però non si può votare per entrambi. Anche in questo caso l’informazione è stata carente. In Belgio poi, essendo il voto obbligatorio, si è diffusa la convinzione che gli italiani iscritti nelle due liste dovessero obbligatoriamente votare per i candidati belgi. Ma questo non è assolutamente vero ed è a rischio di procedura d’infrazione, in quanto tradisce lo spirito della legislazione europea che dà diritto ai cittadini europei a votare per i propri candidati nazionali anche dall’estero.
D. Quali sono le proposte che darebbe per superare i problemi che segnala?
R. Questo problema potrebbe essere superato se si arrivasse finalmente alle liste transnazionali, cioè avere delle liste per il Parlamento europeo composte da candidati provenienti da vari stati membri dell’UE. Ciò permetterebbe da un lato di rendere davvero “europeo” il Parlamento di Strasburgo, e dall’altro di poter votare i propri candidati di fiducia nei seggi allestiti nel luogo in cui si vive, evitando al cittadino spostamenti, e ai governi spese elevate per organizzare la tornata elettorale all’estero.
Insomma, per tutta questa serie di concause, cui si aggiunge l’impossibilità di votare per delega (a differenza di altri paesi, come il Belgio), l’affluenza elettorale all’estero (si votava solo nei paesi membri dell’UE) è stata di appena il 7%, e tuttavia in crescita rispetto alle europee 2014. Dobbiamo arrivare a rimpiangere il voto per posta, che, con tutte le sue criticità e uno scrutinio differito di tre mesi, aveva pur sempre portato a votare a febbraio 2018 circa il 30% del bacino estero?
D. Cosa ha fatto il COMITES di Bruxelles in questa circostanza?
R. Tutte queste osservazioni sono state tempestivamente sottoposte all’attenzione del Consiglio Generale degli italiani all’estero e del dipartimento per gli italiani all’estero presso il ministero degli esteri, per le loro valutazioni. È auspicabile che segua anche un’iniziativa politica, per esempio un’inchiesta sulle risorse utilizzate per l’organizzazione delle elezioni all’estero e sull’effettivo risparmio. Ho visto moli di carta andare e venire tra seggi e Italia, dato che lavoriamo ancora con il cartaceo (un’altra inefficienza da correggere). Mi chiedo se davvero ne sia valsa la pena, a spese degli elettori più periferici.
La conclusione non può che essere la necessità e urgenza di riformare la normativa sul voto degli italiani all’estero, sia per le politiche che per le europee.
Penso che questa debba essere una battaglia da fare alla svelta all’interno del parlamento italiano. A Roma ci sono vari progetti di legge pendenti, si tratta di farli avanzare.
D. E per quanto riguarda il Parlamento Europeo?
R. Per quanto riguarda l’Europarlamento, bisognerà poi spostare l’attenzione in sede europea per gli aspetti comuni agli stati membri che restano da armonizzare dopo la riforma UE dell’anno scorso, per esempio proprio la previsione di liste transnazionali. Mi auguro che il nuovo Parlamento europeo riprenda questa proposta, bocciata l’anno scorso. (alessandro butticé\aise) 

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